A scuola, l’anno scorso, più di una volta, i professori mi avevano elogiato per il fatto che, allo squillo della campanella dell’ultima ora, non mi alzavo subito dalla sedia, ma aspettavo che fossero loro a dare il permesso e magari a finire la lezione per quel poco che mancava. Un gesto di pazienza, di rispetto delle regole.
In realtà, c’era un motivo molto semplice dietro quella mia “buona azione”: io me lo potevo permettere. Anche aspettando, sarei comunque riuscito a prendere l’autobus per tornare a casa e se l’avessi perso c’era un altro poco dopo; oltre a ciò, avevo il vantaggio di poter seguire una spiegazione completa. Un mio compagno, invece, non poteva farlo: se non fosse uscito immediatamente, avrebbe perso il bus, di conseguenza, magari, anche un’ora o più del suo pomeriggio sarebbero andati persi.
Questo piccolo episodio mi ha fatto riflettere su qualcosa di più grande: molte azioni buone, nel mondo, hanno un prezzo.
Questo prezzo può essere calcolato in denaro, in tempo o in occasioni perse. Per esempio, se un’azienda decide di donare parte dei suoi guadagni a cause benefiche, probabilmente guadagnerà meno rispetto a un’altra che punta solo al profitto. Quindi, da un punto di vista economico, la scelta di essere “buoni” comporta una perdita; poi certamente è un discorso molto più complesso, ci potrebbero essere casi nei quali l’azienda potrebbe avere un “ritorno”, per Facebook c’è una convenienza nel fornire internet in paesi del terzo mondo ossia la possibilità di allargare il suo bacino d’utenza.
Ma lo stesso ragionamento iniziale può essere applicato per le persone. Prendere una decisione giusta spesso significa rinunciare a qualche cosa: un’opportunità, del tempo libero, o perfino una comodità. (Certo, a volte si ottiene un qualcosa in cambio: nel mio caso, per esempio, dovevo correre un po’ di più, ma in cambio ho una condotta “buona”.)
Il punto di tutto questo ragionamento è semplice, ma importante:
“Essere buoni, a volte, è solo per chi se lo può permettere!”
E forse, dietro molti comportamenti che ci sembrano scorretti, maleducati o persino egoisti, si nasconde semplicemente una necessità. È vero: esistono anche persone che fanno del male per puro piacere o disinteresse verso gli altri. Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Per questo, prima di giudicare, dovremmo imparare a metterci nei panni degli altri ed essere capaci di ascoltare entrambe le parti. Solo così possiamo evitare che l’etica diventi una forma di condanna per chi, semplicemente, non ha scelta.
