Angela Monaco, 2AAE
lo amavo la vita.
La mia non è mai stata troppo difficile. Ho sempre avuto tutto: da una famiglia unita a degli amici fedeli.
« La vita è un dono inalienabile ma da non sprecare » è la frase con cui sono cresciuta. Mia madre mi ha insegnato che la vita è preziosa e imprevedibile, eppure ogni mattina ci svegliamo dando tutto per scontato e rimandando progetti, scuse o dei « ti voglio bene ».
Niente è prevedibile perché la vita è fragile. La fiamma d’una candela che rischia di spegnersi da un momento all’altro.
E io so bene di cosa sto parlando.
C’era una ragazza che rispettava e amava la vita. Grandi sogni e obiettivi riempivano la sua testa. Una risata contagiosa e occhi che brillavano. Lorena amava leggere, soprattutto i romanzi. Credeva nell’amore dei libri, quello che ti consola e ti coinvolge, facendoti sentire al sicuro. Quello che accende emozioni e sentimenti che non si pensa neanche di avere.
Questo è ciò che Lorena era convinta di aver trovato in Thomas. Così, loro due iniziarono una relazione d’amore (flirt).
Inizialmente lui si comportava da galantuomo. Era solito farle sorprese, la riempiva di attenzioni e passavano ogni giorno insieme. Thomas la faceva sentire speciale.
Ma dietro a tutto ciò, si nascondeva un lato oscuro.
Le attenzioni di cui la riempiva iniziavano a diventare catene.
Thomas cominciò a controllare Lorena. Lui conosceva tutte le sue amiche, e lei doveva chiudere i rapporti con quelle che non piacevano a lui. I messaggi, le storie e tutta la vita sociale della ragazza erano controllati da lui.
Lei era intelligente, perché non capiva che i « lo faccio per il tuo bene » e i « non voglio perderti » la stavano distruggendo?
Mi sono chiesta se è stato l’amore ad essere così potente da accecare Lorena, ma l’amore non è paura. L’amore non è controllo.
Ciò che venne dopo furono le umiliazioni e a questo punto le parole dolci cominciarono a diventare insulti.
La sua cattiveria era raggelante. Arrivava a tal punto da farle credere che nessuno l’avrebbe mai amata se non lui, e di non meritare neanche il suo « affetto ».
Gli occhi di Lorena stavano iniziando a spegnersi, ed è vero che essi sono lo specchio dell’anima, perché sono stati gli unici sinceri. Erano l’unica cosa che metteva in dubbio i suoi « suvvia, sono scivolata a lavoro » quando le comparivano lividi sulla pelle.
Stava diventando tutto troppo.
Troppo da sopportare per una ragazzina di 18 anni.
Poi è finalmente entrato in gioco il coraggio: era riuscita a trovare la forza di lasciarlo, pensando di riuscire a mettere fine al suo dolore e forse ce l’aveva fatta.
Quella sera è uscita di casa per parlare con Thomas e forse aveva provato a spiegargli che tra loro era finita.
Erano le due di mattina quando mi arrivò una chiamata.
Sono corsa immediatamente all’ospedale insieme alla speranza che fosse tutto un errore, che avessero sbagliato persona.
La mia testa si riempiva dei ricordi dei momenti passati insieme per poi svuotarsi al pensiero di un futuro senza lei. Ma ormai la sua risata e il suo sfarfallio di gioia che riempiva ogni stanza erano spariti insieme a lei.
Era vero. Lorena quella sera era stata uccisa.
Mi hanno detto che non ha sofferto ma io non ci credo. So che ha avuto la speranza fino al suo ultimo respiro che qualcuno la salvasse.
Ma così non è stato.
Nessuno è arrivato e nessuno l’ha aiutata, a partire da me.
Avrei potuto cambiare l’andamento dei fatti se solo fossi riuscita a trascinarla via da quello che non riesco neanche a definire un uomo.
Lorena non meritava un destino così gramo.
Thomas l’ha ingannata, ha saputo gabbare il suo cuore buono con parole dolci che nascondevano veleno. Lui fingeva, turlupinando chiunque e dimostrandosi sempre gentile mentre sotto covava rabbia e possesso.
Se solo me ne fossi accorta prima che la situazione era così grave, mi sarei scapicollata da lei e avrei fatto qualsiasi cosa per salvarla.
Ma il tempo ormai non torna indietro e per gli altri lei rimarrà solo un ricordo.
La rabbia non svanisce. La rabbia per un sistema che non protegge, per la paura che altre donne provano ogni giorno.
Una ragazza dall’animo dolce come il cioccolato. Lorena era un fiore in primavera: colorava le giornate di chi la circondava.
Lei, che aveva una forza d’animo quasi impavida, era mia sorella e ora non c’è più.
Ma io non ho mai smesso di parlare di lei. Non ho mai smesso di dire che la morte è ingiusta, che l’amore non uccide, che nessuna donna dovrebbe morire così. Perché la morte è il buio più oscuro. È silenzio. È il tempo che si ferma per chi resta, mentre tutto il resto va avanti.
Sì, io odio la morte, ma adesso odio ancor di più la vita.
Non voglio più sentire un vuoto sul petto ogni volta che ripenso a mia sorella.
Non voglio più dover trattenere una lacrima ogni volta che guardo una nostra foto.
Voglio poterla toccare di nuovo e sentire la sua voce che mi dà il buongiorno ogni mattina.
Si, io odio la morte ma per ricongiungermi alla felicità, stasera ho deciso di affrontarla.
